Paoline Chi siamo logo_sp Sostenitori
51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Una comunicazione a colpi di #hashtag migliora la CONDIVISIONE e l’INTERAZIONE

dicembre 13, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − Commenti disabilitati

Gli hashtag sono ormai diventati elementi quotidiani per la comunicazione digitale, sono dei veri e propri contenuti di senso che trasmettono precisi significati comunicativi. Strutturano la comunicazione nei social network, la orientano e la organizzano per temi. Mettono un po’ di ordine comunicativo in questo complesso universo digitale. Di seguito vengono riportati alcuni consigli per la creazione di buoni hashtag al fine di rendere più partecipativa e diffusiva la comunicazione del Vangelo e della Chiesa.

La parola “hashtag” significa letteralmente “parola etichettata con il simbolo cancelletto” (hash: cancelletto; tag: etichetta). Concretamente sono dei collegamenti ipertestuali che fungono da etichette. Nascono all’interno dello scenario comunicativo di Twitter; questo social li ha, infatti, introdotti nel 2009 come metodo per creare etichette. Non disponendo di un servizio per raggruppare i suoi tweet attraverso gli hashtag è riuscito a indicizzare i suoi contenuti. (Il primo che ne fece uso su un profilo molto seguito fu Nate Ritter, che nell’ottobre del 2007 incluse #sandiegofire nei suoi frequenti messaggi che parlavano degli incendi che stavano colpendo la contea di San Diego. A livello internazionale invece, è diventato comune quando fu utilizzato nelle proteste in Iran durante le Elezioni presidenziali in Iran del 2009). Su Facebook, invece, vengono introdotti nel 2013. Tutti i social media, ormai, gli usano come aggregatori di interessi, li prediligono perché permettono agli utenti di trovare più facilmente un messaggio collegato a un argomento e interagire a una discussione in tempo reale.

«L’invenzione dell’hashtag è un esempio di come il digitale, attraverso la sperimentazione degli utenti, possa migliorare se stesso. Sono dei nuclei narrativi, servono per raccontare storie e per partecipare al racconto di una storia collettiva. Spesso il successo di un evento digitale dipende da un buon o cattivo hashtag»[1]. Le dinamiche comunicative di Instagram e di Google+ preferiscono, per esempio, l’uso di uno o più hashtag, la costruzione di frasi formati da combinazioni di soli hashtag.

Alcune caratteristiche e 4 consigli per la creazione di un buon hashtag

Innanzitutto per crearli basta posizionare il carattere hash (cancelletto #) davanti a una parola o una frase (senza spazi) del testo principale di un messaggio; successivamente la ricerca di quel hashtag restituirà tutti i messaggi che sono stati etichettati con esso. La sintassi prevede di separare con uno spazio ogni hashtag dal precedente e dal successivo; non supportano i segni di punteggiatura in quanto interrompono l’hashtag. «Dopo aver individuato un hashtag controlliamo se davvero possa esserci utile a far comprendere quello che stiamo comunicando»[2].

1 consiglio) «La lunghezza. Un buon hashtag non è troppo lungo».

2 consiglio) «L’appropriatezza. Un buon hashtag è appropriato, se vogliamo inserirci in un flusso tematico dobbiamo capire qual è l’hashtag più diffuso. Accertiamoci di usare l’hashtag ufficiale in modo di entrare nel flusso della narrazione. Un fiorire e moltiplicarsi di hashtag è spesso deleterio alla comunicazione perché la frammenta e rende più difficoltosa».

3 consiglio) «L’usabilità. Un hashtag può essere anche molto breve e allo stesso tempo criptico. Un hashtag che aggrega narrazioni legate a una manifestazione dovrebbe poi poter essere usato velocemente, magari mentre si manifesta o si passa davanti a una piazza gremita di persone»[3].

4 consiglio) Equilibrio. Non serve a niente inserirli a caso. Non si inventano al momento, sono frutto di una strategia comunicativa. Vanno ideati sempre alla luce del linguaggio del social di riferimento.

Alessandro Palermo (amandil5)

_______________________

[1] Cfr. Francesca Sanzo, Narrarsi online. Come fare personal Storytelling, Area51, San Lazzaro di Savena (Bologna) 2015.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

Fonte: elementidipastoraledigitale