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Giornalismo digitale: i testi coinvolgono piu’ dei video

gennaio 23, 2017 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

L’ultimo report della società Parse.ly svela come i video non sono così popolari tra i lettori dei media online come si è portati a credere. I filmati risultano essere il contenuto che coinvolge di meno gli utenti…

Il 2016 è stato l’anno dei video, un contenuto ritenuto ormai indispensabile per i social media e le testate attive sulla Rete. Facebook ha investito moltissimo in questo formato e ha presentato, tra le altre cose, i Live Video, che da poco hanno debuttato anche su Instagram. Per citare alcuni esempi, Snapchat ha ampliato i suoi formati adv, Mediaset ha acquisito una partecipazione in Studio 71, diverse piattaforme supportano l’utilizzo di video a 360°, mentre le società di digital advertising presentano formati pubblicitari ad hoc.

I filmati sono ritenuti capaci di coinvolgere gli utenti e trattenerli per maggior tempo sulle diverse piattaforme. L’ultimo report presentato da Parse.ly suggerisce però che i video non sono così popolari tra gli utenti come si è portati a credere.
Uno studio delle performance dei media digitali, realizzato prendendo in considerazione contenuti pubblicati tra il dicembre del 2014 e dicembre del 2015, svela come a generare il maggior engagement non sono i video ma i long form, i contenuti composti da almeno mille parole. I filmati risultano essere il contenuto che coinvolge di meno i lettori: hanno un tasso di interazione inferiore del 30% rispetto ai testi con una lunghezza compresa tra le 200 e le 600 parole. Gli articoli più lunghi hanno un tasso quasi doppio rispetto alla media.

Secondo l’analisi della società newyorkese, gli utenti sono scoraggiati a guardare i filmati per diversi motivi, tra cui i lunghi tempi di caricamento e l’autoplay, che porta i lettori ad abbandonare la pagina.
I risultati presentati da Parse.ly trovano riscontro in uno studio di Reuters Institute che rivela come il video non sta crescendo così velocemente come si aspettavano i leader del settore e i pre-roll non sono amati dalle audience che preferiscono contenuti più veloci.

di Franco Maresca

Fonte: Usci.it