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Da spettatori a cittadini mediali, il cambiamento dell’Aiart. Intervista al presidente Padula

marzo 12, 2017 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

Una nuova veste grafica per il sito internet, un nuovo logo e una aggiunta per lo storico acronimo dell’Associazione Italiana Ascoltatori Radiofonici e Telespettatori, che da telespettatori diventano autentici “cittadini mediali”. Ne abbiamo parlato con il presidente Aiart, Massilimiano Padula, in questa intervista.

Dott. Padula come e quando nasce questo cambiamento?

«Il cambiamento di presidenza ai vertici di Aiart (Associazione Italiana Ascoltatori Radiofonici e Telespettatori) ha coinciso con un cambiamento paradigmatico dei media e sulla comunicazione in generale. Il digitale stesso, che non è una dimensione nuova dell’umano, spinge questa riflessione e in un certo qual modo la sbilancia»

Era quindi necessario questa trasformazione?

«Direi di sì, anche perché Aiart per statuto è una associazione che si occupa di media in termini di tutela e di formazione e per questo non poteva non ripensarsi e riposizionarsi. Dopo un anno di studio, la riflessione è culminata in una due giorni di studio, svoltasi lo scorso novembre, dal titolo: “Da spettatori a cittadini mediali. L’Aiart davanti alle sfide della contemporaneità”, dove sono state coinvolte tutte le realtà regionali e si fatto sintesi di quello che stavamo vivendo».

Dunque non più semplici spettatori?

«L’elemento centrale di questa riflessione parte dal nome stesso dell’Aiart e dal suo acronimo storico che risale al 1954, ovvero Ascoltatori Radiofonici e Telespettatori e poi aveva un sottotitolo identificativo che era quello di spettatori. Così ci siamo resi conto che la parola di spettatori nell’attuale scenario della cultura digitale era limitante, in quanto lo spettatori rimanda all’attesa, quindi un soggetto, un individuo che vive il legame con i media in termini in maniera sostanzialmente secondaria, “passivi”, cioè fruisce dei contenuti dei media.  Con il digitale l’universo mediale si rielabora, si rimodula e anche i media tradizionali subiscono una riconfigurazione a livello di fruizione dati. Pensiamo solo a come può essere vista la televisione: in forma tradizionale, seduti sul proprio divano, oppure attraverso un dispositivo digitale, magari mentre si cammina per strada».

Quindi mi sembra di capire che il ripensamento del nome è partito dal cambiamento nell’utilizzo e fruizione dei media che stiamo vivendo?

«Certo. Per questo abbiamo pensato che la definizione di “cittadini mediali”, fosse quella esatta per caratterizzare l’aiart dell’oggi, perché il cittadino è colui il quale ha diritti e doveri, ma anche si assume la responsabilità di sviluppare e determinare la crescita della civiltà, dell’umanità e della società. Quindi è un soggetto attivo anche in rapporto con i media, perché non è cittadino soltanto il fruitore mediale, ma anche colui che crea, genera contenuti. Dunque questo doppio ruolo, che in realtà è integrato in un solo ruolo, quello di fruitore e consumatore, ci sembrava più adatto per la nuova ridefinizione dell’associazione».

L’Aiart è attenta da sempre ad una corretta formazione delle coscienze ed è per questo che dedicata un aspetto particolare alla partecipazione attiva che rientra in un percorso di formazione dei “cittadini mediali”.

Prosegui nell’ascoltare l’intervista

In conclusione come vede l’Aiart tra un anno?

«La vedo più presente nel dibattito e nello scenario pubblico. Oltre alla riviste, abbiamo ristrutturato il sito web istituzionale, dandogli un taglio non solo informativo ma anche culturale con approfondimenti ed integrando con immagini, video e siamo molto presenti sui social. Il mio desiderio che l’Aiart diventi un piccolo riferimento nel panorama culturale, sociale, politico ed istituzionale per i temi legati ai media e alla comunicazione»!