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28 maggio 2017
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Ripensare l’Umanesimo, il filosofo Cacciari alla Malatestiana

maggio 24, 2017 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

Si è concluso presso l’aula magna della biblioteca Malatestiana l’ultimo appuntamento del secondo ciclo “Magistri”, gli incontri culturali promossi dal comitato scientifico della biblioteca, con la partecipazione di Massimo Cacciari, filosofo, politico e accademico italiano. L’oggetto della discussione, che ha attirato numerosissimi interessati tanto da richiedere la collocazione di un proiettore all’esterno dell’aula, era l’Umanesimo, tema centrale della lunga ricerca richiesta per la stesura di “Umanesimo oggi”, pubblicato nel 2016 con Einaudi, a introduzione di “Umanisti italiani. Pensiero e destino”. L’incontro rientrava anche negli appuntamenti del Festival della comunicazione organizzato dal nostro giornale e in pieno svolgimento in questi giorni fino al 29 maggio. Il programma completo è scaricabile su questo sito.

“L’antologia – spiega Cacciari – è stata voluta per una ragione filosofica: rivendicare, ripensare la forza e la pregnanza teoretica degli umanisti.” La conferenza è iniziata con la presentazione della concezione tradizionale degli umanisti, antropocentrica e pacificante, che, a partire dal Novecento, grazie all’opera del filosofo Giovanni Gentile e dei suoi allievi, è stata analizzata in chiave più tragica e oscura. “Quid est homo? – si interroga Massimo Cacciari –. Questa è l’interrogativo a cui l’Umanesimo tenderebbe, per tradizione, a rispondere. Si riduce così l’uomo ad un ‘quid’, un qualcosa. Molti contemporanei risponderebbero che l’uomo ha una natura propria, non sintetizzabile ad un ‘quid’. Sono questi coloro che definiscono l’Umanesimo come un ‘-ismo’ con accezione negativa. La domanda dell’Umanesimo è dunque mal posta.” E ciò che il filosofo ha portato avanti durante il corso dell’incontro è stata una rilettura degli ideali attribuiti alla corrente Trecentesca–Quattrocentesca (si va infatti dal Petrarca fino al rogo di Girolamo Savonarola nel 1498). Dalla discussione attorno al nesso tra filosofia e filologia, alla base del pensiero umanistico, fino a quella sulla potenza delle immagini (“Immagines agentes” le definisce il filosofo) e da qui il ripensare la poesia di umanisti, che da molti non vengono ritenuti neppure filosofi, come Lorenzo de’ Medici, Leon Battista Alberti e il già citato Pico della Mirandola.

“L’ultimo aspetto è quello della drammaticità dell’Umanesimo”. Così Cacciari presenta il tema della realtà umana: citando l’Oratio de dignitate hominis di Pico, spiega che non si parla di pessimismo nel pensiero umanistico, come si è sempre riferito, ma della sola ‘categoria della possibilità’, la quale ci porta ad una riformulazione della domanda “Quid est homo?” in “Quid est homo nunc?”.

Nell’ultima parte della presentazione, il filosofo ha affrontato la grande domanda legata alla religione: “La cristianità su chi si deve appoggiare? Su Aristotele o su Platone?”. E’ qui che si colloca la divisione fondamentale dell’Umanesimo: da una parte chi si prefigge uno scopo pro-paganesimo, come Pico della Mirandola, a sostegno in campo politico dell’avvento di Savonarola, e dall’altra intellettuali come Marsilio Ficino caratterizzati da un attaccamento alle tradizioni cristiane e politiche.

Al termine della discussione, è stato concesso del tempo alle numerosissime e originali domande del pubblico: da Gentile, alla concezione artistica degli umanisti, fino all’importanza della parola in continua evoluzione nella modernità. I partecipanti hanno dimostrato con le loro questioni grande interesse e curiosità riguardo ai temi discussi.

Caterina Vaccari

Fonte: Corrierecesenate.it del 20 maggio 2017