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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

51° GMCS. La sfida di comunicare oggi la speranza

maggio 25, 2017 − by settimanadellacomunicazione − in Cultura dell'incontro − Commenti disabilitati

“Oggi comunicare la speranza è una sfida -, afferma Vittorio Sammarco, giornalista, scrittore e docente alla Pontificia Università Salesiana – e il papa nel suo messaggio per la 51° Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali lo pone ai cristiani tutti non solo agli operatori della comunicazione”.

Esordisce così Vittorio Sammarco nell’intervista che ci ha concesso in occasione della registrazione della rubrica radiofonica InfomrAc, andata in onda giovedì 25 maggio sull’emittente web www.radiopiu.eu.

Una riflessione a tutto tondo sul messaggio che come ogni anno è al centro della Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali “unica giornata indetta dal Concilio Vaticano II –  come ci ricorda – grazie al decreto conciliare Inter mirifica, in cui i padri conciliari compresero già allora l’importanza di istituire una giornata stabile ad essa dedicata” e che cade come di consueto liturgicamente nella domenica dell’Ascensione.

“Il mondo è troppo segnato dalle infelicità, dalle crisi, dalle guerre e dai problemi – prosegue Sammarco –  ed è per questo necessario invertire la rotta ed inserire dosi massicce di notizie positive e speranza. Non significa indorare la pillola, ma ribaltare un contesto negativo di sfiducia che ci provoca in un contesto negativo”.  Dunque una via per guardare il mondo con occhi diversi e lo so si può fare solo “indossando gli occhiali giusti”, come esorta papa Francesco nel messaggio, unica via per generare una cultura dell’incontro, “grazie ad una comunicazione di speranza e fiducia”.

Poi gli chiediamo del dibattito aperto nel mondo dei media relativo alle fakenews e come possono gli utenti riconoscere le giuste notizie? “Credo che non sia un problema nuovissimo -, ci spiega – perché la menzogna e i complotti creati ad arte ci sono sempre stati. Penso che come antidoto bisogna iniziare con una buona dose di formazione ai testi fin da giovanissimi, con un’ulteriore fiducia negli scambi personali delle comunità in cui si vive. I gruppi, le associazioni e le parrocchie devono funzionare anche per questo. Il tentativo di lasciare da solo il consumatore davanti alla fruizione di queste notizie, dico tentativo perché anche questo è studiato ad arte, non è casuale, evidentemente segna la debolezza del consumatore finale. Insieme si riesce meglio! Il cittadino di fronte al mezzo di comunicazione è sempre più debole”.

Attenzione, formazione e confronto continuo e costante

Queste le tre parole chiave per Sammarco al fine di allenarsi ad affrontare il cambiamento costante del mondo dell’informazione. Per lui che è docente, comunicatore e giornalista la questione di comunicare speranza è fondamentale.

“Ci vuole impegno e fatica – sottolinea – non è facile fare comunicazione e farla con speranza, ci vuole una dose in più di fatica. C’è la ricerca della fonte delle giuste parole e del giusto atteggiamento, rivedere un pezzo anche più volte. Dunque prepararsi. Ecco il secondo criterio: sempre attenti a tutto quello che ci accade attorno, leggendo un libro in più o guardando un film in più. Con umiltà e un approccio consapevole alla formazione si possono evitare oltre che le fake news anche gli errori”.

Ed infine Vittorio Sammarco ci parla della sua ultima fatica. Tra i curatori, insieme ad altri dodici docenti della UPS (Università Pontificia Salesiana) del volume “I germogli della buona notizia. Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”, che contiene l’introduzione del rettore don Mauro Mantovani e la prefazione di don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI. Una partecipazione corale dei docenti dell’ateneo salesiano che da cinque anni a questa parte ragionano non sulla lettera ma sul tema proposto a partire dalla propria docenza.

“Questo volume vuole essere un tentativo per riflettere sul messaggio che ogni anno il pontefice rivolge in occasione della GMCS -, ribadisce Sammarco – e per far capire che la riflessione sulla comunicazione non finisce nella stanza, nell’ufficio o nella sala in cui si preparano le lezioni, ma farla durare per l’intero anno. La parola del papa non può finire nella giornata in cui celebriamo la domenica delle comunicazioni sociali e il giorno dopo siamo di nuovo alle prese con le nostre esigenze quotidiane è una riflessione che va accompagnata per tutto il tempo a seconda delle proprie attività di competenza”. Insomma uno strumento formativo che rimane nel tempo!