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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

“Essere un NOI e non un IO”. Riflessione su Chiesa, comunicazione ed impegno civile per don Ciotti al Festival della Comunicazione

maggio 29, 2017 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

“Io rappresento un NOI non un IO”. Ha esordito così il fondatore del Gruppo Abele e di Libera don Luigi Ciotti per la sua conversazione con i giovani studenti di alcuni istituti scolastici di Cesena, riuniti nell’Aula Magna della Facoltà di Psicologia dell’ateneo cesenate, sabato 27 maggio per l’incontro “La comunicazione tra generazioni”, moderato dal già direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino.

L’incontro, tra i più attesi in programma alla dodicesima edizione del Festival della Comunicazione, è stato promosso da Cattolica Assicurazioni, rappresentata dal dott. Umbro che ha sottolineato l’attenzione dell’istituto assicurativo per la crescita dei giovani.

Dopo il saluto istituzionale del sindaco di Cesena Paolo Lucchi e quello degli organizzatori, don Ciotti ha subito fornito il suo punto di vista su come saper comunicare la speranza oggi, sottolineando come la “conoscenza è la prima cosa da fare”.

“È la cultura che sveglia la coscienza noi dobbiamo essere segno di speranza -, ribadisce il sacerdote ai giovani seduti in platea – bisogna sconfiggere la mancanza di sapere e la mancanza di profondità”, e per farlo sottolinea come sia necessario soffermarsi sull’attenzione da porre nell’utilizzo degli strumenti tecnologici e di come sia importante non vivere di “informazioni di seconda mano”. Ed ancora mette in guardia dall’abuso dei mezzi digitali che possono “svuotare la vita” e di quanto sia importante “disintossicarsi dal consumismo”. Nel corso dell’incontro don Luigi Ciotti ha parlato molto di mafia, di quella mafia che combatte da anni e per cui la sua vita è cambiata. “La mafia preferisce proprio l’ignoranza- sottolinea -si annida nell’indifferenza, nel voltarsi dall’altra parte e per questo bisogna illuminare le cose positive partendo dal quotidiano e imparare a distinguere per non confondere”.

Ed ancora il fondatore di Libera prosegue nel suo racconto snocciolando aneddoti e ricordi di due figure simbolo della lotta alla mafia come Falcone e Borsellino che conosceva bene. “L’insegnamento che conservo nel cuore di Falcone è quello che la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e civiltà – ricorda don Ciotti – ed Agnese Borsellino mi confidò che poco prima di morire il marito le disse “forse saranno mafiosi quelli che mi uccideranno ma quelli che vorranno la mia mote saranno altri””.

Don Ciotti incanta la platea, che lo ascolta in silenzio per due ore, con un discorso coinvolgente che a tratti sembra si trovi sul pulpito di una chiesa. Tuona quando afferma come per trasmettere questa speranza forse “c’è bisogno di una dieta di parole”, e di come è necessario “prediligere parole di vita che ci permettono di incontrarci, non parole che schiacciano, perché la mafia teme la cultura, la scuola, una informazione pulita e seria”.  Ed infine quando don Sciortino, evocando fatti di cronaca e di attualità, gli chiede il ruolo della Chiesa in questa battaglia di legalità, don Ciotti è lapidario: “come Chiesa siamo chiamati a saldare il cielo con la terra e quindi ad essere responsabili di esserci e batterci contro una logica di oppressione”.  Ed infine parla tanto di papa Francesco e degli incontri avuto con il Santo Padre ed afferma “papa Francesco continuerà a stupirci, lui sta cambiando i canoni comunicativi della Chiesa, perché sa incarnare una Chiesa umile e non giudicante, ha la capacità di umanizzare la fede e di parlare diretto”. Ed infine sottolinea come ci sia bisogno di una Chiesa più coraggiosa perché “i mafiosi usano Dio, non hanno scelto il Padre ma il padrino” e ai giovani presenti rivolge il suo consiglio per abbattere le logiche di male tanto care alla mafia, ovvero di essere “cittadini veri, responsabili ed attenti, perché alcune storie ci devono graffiare dentro, altrimenti rimangono solo fatti”!

Francesca Baldini