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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

‘Sradicare’ il gender gap anche sui media!

luglio 23, 2017 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

In un Paese già affetto da tassi elevati di femminicidio e di violenza a danno di donne, uno scherzo sessista non è uno scherzo ma una molestia e una umiliazione a tutte le vittime di violenza. Necessaria una maggiore responsabilità dei media e di tutte le istituzioni

Ha fatto notizia la vicenda che ha avuto come protagonista la cantante Emma Marrone, vittima di uno scherzo durante la trasmissione televisiva “Amici”. Nel video, diventato virale, Emma finiva letteralmente nelle spire di un ballerino che la molestava in tutti i modi pur di non farla cantare. Durante lo scherzo, mentre gli altri ospiti ridevano, la giovane cantante era palesemente irritata dalle “attenzioni” del danzatore. Le reazioni non si sono fatte attendere: è nata una petizione accompagnata dall’hastag #IoNonRido che ha raccolto più di 20 mila firme. Nello stesso tempo la promotrice dell’iniziativa ha inviato una lettera a Pietro Grasso (presidente del Senato), Laura Boldrini (presidente della Camera), Maria Elena Boschi (sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con delega per le Pari opportunità) e anche ad alcuni deputati “affinché sia rispettato l’articolo 17 della Convenzione di Istanbul e le istituzioni si adoperino per definire dei criteri di programmazione e delle politiche etiche alle quali tutti i media debbano attenersi per porre fine a una tale cultura di violenza”. Quanto incide per noi donne questo abuso alla nostra dignità in termini di reputazione mediale? La violenza ha mille sfaccettature e il passaggio da quella verbale a quella fisica in molti casi è, purtroppo, brevissima. Come comportarsi in questo mondo digitale in perenne fermento, dove apparentemente non esistono confini e regole. È desolante vedere come durante alcune ricorrenze, come l’8 marzo, i social network si riempiono di frasi carine, di fiori e immagini che suggellano la bellezza e la genuinità della donna. Al contrario però questo clima idilliaco viene spazzato via quando accadono fatti di cronaca in cui la donna viene letteralmente triturata mediaticamente, fino a togliersi la vita. È il triste caso della 29enne napoletana Tiziana Cantone, suicida dopo che alcuni suoi video hard sono finiti in rete nonostante la sua richiesta legale di cancellarli dal web. Tiziana non ce l‘ha fatta perché il web, nostro malgrado, non perdona. Ogni nostro contenuto, infatti, rimane archiviato e disponibile. E se al posto di Tiziana ci fosse stato un uomo? Forse le conseguenze sarebbero state di tutt’altro tipo? Questa disparità evidenzia la necessità di una riflessione relativa a un sistema mediatico che spesso penalizza le donne. Ancora oggi, nonostante i tanti diritti conquistati, anche i media soffrono del cosiddetto gender gap. Il caso di Laura Boldrini lo testimonia. Il presidente della Camera dei Deputati è stata vittima qualche mese fa di una fake news in cui l’immagine dell’attrice Krysten Ritter, veniva identificata come sua sorella e accusata di essere andata in pensione a 10 mila euro al mese a 35anni. La verità però è un’altra: la sorella della Boldrini è scomparsa a 47 anni ma in molti non si sono preoccupati di verificare entrando nel meccanismo dell’hate speech sui social, attraverso insulti di cui la maggior parte a sfondo sessuale. È possibile difendersi da questo modus operandi nel mondo digitale quando si è donne? Certamente siamo condizionati da quell’immagine di donna sempre pronta e disponibile, a tratti contraffatta e irreale, propinata dal sistema televisivo per oltre vent’anni. Ma non tutto è perduto. È imprescindibile che ogni donna viva il mondo digitale in maniera consapevole e autentica, senza rinunciare alla propria anima. È questa l’unica via per arginare il flusso di violenza che imperversa nei nostri media nei confronti delle donne. La parola chiave resta identità. Non è necessario assimilare modelli al maschile per essere accettate e colmare il gender gap. Essere donne significa essere anzitutto se stesse, in grado di dimostrare la propria competenza, professionalità e femminilità, anche senza calzare scarpe con “tacco dodici”, ma utilizzando intelligenza e buon senso.

di Francesca Baldini

(da Il Telespettatore, bimestrale dell’Aiart – Associazione Cittadini mediali onlus)