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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

La Famiglia Paolina nasce ad Alba, in Piemonte, nel 1914, quando don Giacomo Alberione, inizia l’opera con la fondazione della Soc. San Paolo, seguita l’anno successivo dalla congregazione delle Figlie di San Paolo e completata nel corso dei decenni, da altre fondazioni per un totale di 10 fra Istituti e aggregazioni (Pie discepole del Divin Maestro, Suore di Gesù Buon Pastore, Istituto Regina degli Apostoli, San Gabriele Arcangelo, Maria Annunziata, Gesù Sacerdote, Santa Famiglia, Cooperatori Paolini).
Il beato don Alberione amava dire: «La nostra Famiglia è stata suscitata per continuare l’opera di san Paolo che ha comunicato Gesù Cristo. Noi dobbiamo essere Paolo oggi vivente». Con la sua intuizione, il fondatore ha promosso nella Chiesa, la formazione di religiosi e religiose che si impegnano a diffondere il Vangelo fra la gente, utilizzando tutti i mezzi che il progresso umano fornisce alla umanità. Quindi, il Carisma dei Paolini è: «Vivere e dare al mondo Gesù Cristo Via Verità e Vita», attraverso i mezzi della Comunicazione sociale, vecchi e nuovi, tecnologie digitali comprese.

Nei primi decenni del secolo scorso erano soprattutto la stampa, la radio e il cinema, a far la parte del leone. Allora, la presenza nella società civile e nella Chiesa di una congregazione che diffondesse i valori cristiani con i mezzi del tempo, era la ben venuta perché diffondeva i valori riconoscibili dalla cultura del tempo e riconducibili agli usi, costumi e tradizioni comuni alla maggioranza della popolazione.

Ma spigolando negli scritti del fondatore, si coglie come lo stesso Alberione, alcuni decenni dopo l’inizio, affermasse: «Oggi il mondo è cambiato e noi, per camminare col mondo, dobbiamo aggiornarci: tutti i mezzi, tutto ciò che serve per comunicare il Vangelo». E con sapiente lungimiranza, ci invitata a “Organizzare il bene”. Lui aveva capito anzitempo che «Le organizzazioni hanno una grande forza. Ognuno può essere un santo ma da solo è un fuscello». E aggiungeva: «Tutto ciò che è bello, buono, vero sia oggetto della nostra editoria». E siccome «la gente si allontana dalle chiese, voi dovete incontrarla là dove essa si fa trovare. I vostri pulpiti sono le linotype, il bancone della libreria».
Oggi direbbe: I vostri pulpiti sono Internet, Facebook, Twitter, il cellulare, i siti Web, Myspace, Youtube. I social network eliminano le distanze e aprono orizzonti comunicativi che sono sicuramente un bene per l’umanità. Tuttavia, la grande sfida, non consiste tanto nell’uso delle tecnologie digitali e nemmeno degli ultimi dispositivi come i Tablet e lo Smartphone, quanto piuttosto, nel testimoniare i valori evangelici in un contesto sociale che ne suggerisce altri, nel far conoscere l’uomo all’uomo, nel difendere i valori propri della persona. Infatti, non si tratta di evangelizzare attraverso Internet, ma di vivere bene al tempo di Internet. Quindi, non è sufficiente immettere contenuti ispirati al Vangelo nelle edizioni multimediali. Urge la testimonianza dei valori propri del Vangelo, nella società ormai caratterizzata dalla cultura della comunicazione.
Paolini e Paoline vivono il mondo della comunicazione sociale come se fosse parte integrante del loro DNA carismatico. Dentro la cultura della comunicazione trovano il loro habitat naturale, la casa in cui trovano ristoro e alimento spirituale. Ovviamente, guardano con empatia questo mondo, lasciando fuori dal contesto esistenziale (oserei dire fuori dalla nostra casa interiore), le crociate contro i media, l’indistinta valutazione negativa e aggressiva verso gli strumenti che di per sé non sono l’origine del male. Vivono “dentro” il mondo della comunicazione senza appartenere ad esso. Dentro questo mondo si giocano la vita professionale e spirituale, trovando in Gesù Via, Verità e Vita il Maestro che li rende attivi, pastoralmente impegnati nell’evangelizzazione e consapevoli che per il fatto stesso che esistono, come Congregazioni che hanno questo Carisma, dicono al mondo della comunicazione sociale che la vita sociale e civile esigono coraggio nel denunciare quando è necessario, esigono coerenza evangelica, sempre. Dicono altresì, che la Chiesa è madre e maestra, nonostante tutto e che l’approccio aggressivo verso questo mondo non produce benefici.
Il beato Alberione li incalzava con le sue domande. «Quante volte vi ponete il problema: dove cammina, come cammina, verso quale meta cammina questa umanità, che si rinnova continuamente sulla faccia della terra? L’umanità è come un fiume che va a gettarsi nell’eternità». Per questo «Fate la carità della verità».

(Cristina Beffa)