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	<title>Settimana della Comunicazione</title>
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	<description>Edizione 2013</description>
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		<title>Le vie del Vangelo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 16:11:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Padre Giuseppe Musardo ssp, commenta il messaggio della 47esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. L&#8217;Articolo è apparso sull&#8217;ultimo numero della rivista liturgica &#8220;La Vita in Cristo&#8221;. musardoGMCS2013]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Padre Giuseppe Musardo ssp, commenta il messaggio della 47esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. L&#8217;Articolo è apparso sull&#8217;ultimo numero della rivista liturgica &#8220;La Vita in Cristo&#8221;.</p>
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		<title>Cosenza.Cristina Beffa e Don Enzo con il Presidente Provincia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 15:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>settimanadellacomunicazione</dc:creator>
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		<title>Aprite quella porta!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 15:43:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi riproponiamo, in forma abbreviata, la riflessione di Padre Antonio Spadaro pubblicata lo scorso 2 febbraio da &#8220;La Civiltà Cattolica&#8221;, sul tema della XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, appena celebrata. Nel sito  Cyberteologia.it e su quello del Copercom è disponibile anche un video-commento dello stesso autore. Ogni anno la Chiesa, la domenica dell’Ascensione, celebra la Giornata Mondiale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Vi riproponiamo, in forma abbreviata, la riflessione di Padre Antonio Spadaro pubblicata lo scorso 2 febbraio da &#8220;La Civiltà Cattolica&#8221;, sul tema della XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, appena celebrata. Nel sito  <a href="http://www.cyberteologia.it/" target="_blank">Cyberteologia.it </a>e su quello del <a href="http://www.copercom.it/" target="_blank">Copercom</a> è disponibile anche un video-commento dello stesso autore.</div>
<div></div>
<div>Ogni anno la Chiesa, la domenica dell’Ascensione, celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l’unica voluta dal <strong>Concilio Vaticano II</strong>. Il suo scopo è quello di «incrementare e rendere più efficace il multiforme apostolato della Chiesa» (<em>Inter</em> mirifica, n. 18) nel campo comunicativo. Com&#8217;è tradizione, il 24 gennaio scorso Benedetto XVI ha inviato il suo messaggio per la Giornata di quest’anno, la 47a, dedicata al tema: <strong>«Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione»</strong>. L’annuncio del tema è avvenuto, come ogni anno, il 29 settembre, festa degli arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele, patrono, quest’ultimo, di quanti lavorano nella radio.</div>
<div><strong>Cercheremo di seguito di comprende il significato e la portata di questo Messaggio</strong> innanzitutto collocandolo nel suo contesto temporale legato all’Anno della Fede e al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione. Quindi individueremo tre «pilastri» di questo testo, cioè i temi che lo hanno generato. E quindi, proprio alla luce del Messaggio, ci interrogheremo sul motivo per cui il Papa ha deciso di unirsi alla conversazione aperta su Twitter, una delle reti sociali più diffuse, che ormai 6 mesi fa ha superato i 500 milioni di utenti.</div>
<div></div>
<div><strong>Il contesto del Messaggio</strong></div>
<div>Per comprendere la portata di questo Messaggio occorre indicare alcuni elementi legati al contesto. <strong>Il primo elemento è dato dal fatto che esso si inserisce all’interno dell’Anno della fede e giunge a conclusione del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione</strong>. Il Papa dunque ci invita a riflettere sui social networks, collegando ad essi non solamente la «verità», come aveva fatto già nel Messaggio del 2011, ma anche la «fede» e l’«evangelizzazione».</div>
<div>Ricordiamo innanzitutto che l’Anno della fede è stato inaugurato da una Lettera apostolica in forma di motuproprio dal titolo Porta Fidei da cui il Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni riprende direttamente la metafora della porta (cfr At 14,27), che identifica la fede e che «introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa». <strong>Dunque il Pontefice riconosce che nel mondo digitale si può discernere una «porta di fede».</strong> Si tratta di un riconoscimento significativo, che farà molto riflettere non solo chi opera nel mondo della comunicazione, ma ogni cristiano che ha un profilo in un social network quali Facebook o Twitter, per citare i più noti.</div>
<div>Il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione aveva riconosciuto nelle sfide della comunicazione uno dei sei «scenari» fondamentali che i cristiani oggi sono chiamati a comprendere perché – si legge nei Lineamenta – ormai «<strong>non c’è luogo al mondo che oggi non possa essere raggiunto e quindi non essere soggetto all’influsso della cultura mediatica e digitale che si struttura sempre più come il “luogo” della vita pubblica e della esperienza sociale»</strong> (n. 6). Tra i frutti migliori venivano riconosciuti almeno i seguenti: «maggiore accesso alle informazioni, maggiore possibilità di conoscenza, di scambio, di forme nuove di solidarietà, di capacità di costruire una cultura sempre più a dimensione mondiale, rendendo i valori e i migliori sviluppi del pensiero e dell’espressione umana patrimonio di tutti» (ivi). L’<em>Instrumentum </em>Laboris ha ripreso quell’osservazione aggiungendo che «<strong>le nuove tecnologie digitali hanno dato origine ad un vero e proprio nuovo spazio sociale, i cui legami sono in grado di influire sulla società e sulla cultura</strong>. Agendo sulla vita delle persone, i processi mediatici resi possibili da queste tecnologie arrivano a trasformare la realtà stessa. Intervengono in modo incisivo nell’esperienza delle persone e permettono un ampliamento delle potenzialità umane. Dall’influsso che esercitano dipende la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo. <strong>Queste tecnologie e lo spazio comunicativo da esse generato vanno perciò considerati positivamente, senza pregiudizi, come delle risorse, anche se con uno sguardo critico e un uso sapiente e responsabile</strong>» (n. 60).</div>
<div>Vari Padri sinodali nelle loro relazioni hanno ripreso il tema della comunicazione e dei linguaggi. Tra questi ricordiamo l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, che, parlando del mondo digitale, ha affermato che se «la Buona Novella non è proclamata anche “digitalmente”, corriamo il rischio di abbandonare molte persone, per le quali questo è il mondo in cui “vivono”». Riconoscendo la peculiarità di questo spazio, che non privilegia automaticamente i contributi di autorità e istituzioni stabilite, mons. Celli ha affermato anche la necessità «di valorizzare le “voci” dei molti cattolici presenti nei blogs, nei social networks e in altri forum digitali». Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel suo intervento ha a sua volta riconosciuto che oggi «è necessario saper adottare anche i nuovi canoni della comunicazione telematica e digitale con la loro incisività ed essenzialità». Come si comprende bene, dunque, il titolo del Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni del 2013 costituisce uno dei frutti di un’ampia riflessione che la Chiesa sta vivendo in questo tempo su fede e comunicazione.</div>
<div></div>
<div><strong>La rete digitale come spazio di esperienza reale</strong></div>
<div>Alla luce delle riflessioni del Sinodo risulta chiara la sintesi che troviamo nel Messaggio del Papa: «<strong>I social networks inoltre non devono essere visti dai credenti semplicemente come uno strumento di evangelizzazione</strong>» . La Rete è da abitare perché <strong>«la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale»</strong>.</div>
<div><strong>Ma internet non è anche un luogo di pericoli e rischi?</strong> Sappiamo bene come più volte nei testi del Papa e in molti documenti del Magistero si sia fatto riferimento ai rischi che si corrono nell’ambiente digitale: un’esaltazione emotiva delle relazioni e dei legami sociali, l’indebolimento e la perdita di valore oggettivo di esperienze quali la riflessione e il silenzio; la riduzione della politica a strumento di spettacolo. Il Messaggio di Benedetto XVI ha tra i suoi meriti quello di aiutarci a chiarire che questi rischi non sono parte della cultura digitale, ma parte della vita ordinaria delle persone che l’ambiente digitale poi replica con le sue caratteristiche tipiche di velocità e accessibilità.</div>
<div>È improprio attribuire alla rete ciò che invece dipende dai nostri limiti relazionali e umani o dal nostro peccato, e che trasferiamo sul web esattamente come negli altri ambienti che frequentiamo off line. <strong>Attribuire sic et simpliciter le colpe all’ambiente digitale è sostanzialmente una forma comoda ed efficace di deresponsabilizzazione</strong>, di determinismo tecnologico. Nella rete portiamo ciò che siamo. Cerchiamo di essere migliori, e anche il web lo sarà.</div>
<div><strong>«L’ambiente digitale – scrive il Papa – non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani»</strong>. Lo spazio digitale non è inautentico, alienato, falso o apparente, ma è un’estensione del nostro spazio vitale quotidiano, che richiede «responsabilità e dedizione alla verità». Abitare significa inscrivere i propri significati nello spazio. Ed è proprio questa la sfida: inscrivere i significati e i valori della nostra vita nell’ambiente digitale, e anche capire come <strong>l’impatto che ha la Rete sul modo di pensare e di vivere, riguarda, in qualche modo, anche il mondo della fede, la sua intelligenza e la sua espressione</strong>. Ovviamente però abitare il mondo digitale non può prescindere dalla saggezza di un adattamento non sempre facile. Questo «addomesticamento» dello spazio richiede la consapevolezza necessaria per abitare quello che i vescovi italiani hanno definito come un «nuovo contesto esistenziale».</div>
<div><strong>Il Papa offre un esempio della fluidità tra ambiente fisico e digitale</strong> notando che le «reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone, infatti, stanno scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle».</div>
<div><strong>Si può dunque identificare in questo uno dei pilastri del Messaggio del Papa per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni:</strong> l’ambiente digitale non è uno spazio puramente ludico in cui si mette in gioco un secondo sé, un’identità doppia che vive di banalità effimere, come in una bolla priva di realismo fisico, di contatto reale con il mondo e con gli altri. E la sfida è chiara: vedere nella Rete uno spazio antropologico interconnesso radicalmente con gli altri della nostra vita. <strong>Siamo chiamati, dunque, a vivere bene sapendo che in Rete si sviluppa una parte della nostra capacità di fare esperienza.</strong></div>
<div><strong>Le Rete, luogo di condivisione di conoscenza, valori e significati</strong></div>
<div>Nel suo Messaggio il Papa non parla in generale di internet nel suo complesso, cioè del mondo digitale, ma<strong> si sofferma su una sua dimensione: quella dei social networks.</strong> Ne parla perché lo sviluppo di queste reti — scrive — «sta contribuendo a far emergere una nuova “agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove inoltre possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità». Ciò che interessa al Papa in ultima analisi è sempre e comunque la comunicazione come dimensione fondamentale della vita umana. <strong>Parla dei networks sociali perché stanno plasmando il modo in cui l’uomo comunica, perché «danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione».</strong></div>
<div>Benedetto XVI aveva già fatto un’ampia e profonda riflessione sui social networks nel Messaggio del 2009 e l’aveva ripresa in quello del 2011. Aveva notato che fare <strong>informazione oggi non significa semplicemente trasmetterla (broadcasting) ma condividerla (sharing): le dinamiche proprie dei social networks mostrano che una persona è sempre coinvolta in ciò che comunica</strong>. «In questi spazi — scrive adesso il Papa — non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi». È in gioco qui la differenza tra «propaganda» e «testimonianza». In questo senso, dunque, la Chiesa è chiamata non a una emittenza di contenuti religiosi, ma soprattutto a una testimonianza nella «realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale», <strong>senza fratture o cesure tra le due «realtà», senza schizofrenie</strong>: «Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra».</div>
<div><strong>L’attitudine alla condivisione plasma anche il modo in cui l’uomo pensa e cerca sinceramente la verità.</strong> Nelle reti sociali gli uomini sono coinvolti – si legge nel Messaggio – «nel cercare risposte alle loro domande», «nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze». Internet comporta la connessione e la condivisione di contenuti e idee. Già nel Messaggio del 2011 il Papa notava che il web sta contribuendo allo sviluppo di «nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa». <strong>Oggi si pensa e si conosce il mondo non solamente nella maniera tradizionale della lettura o dello scambio in un contesto ristretto di relazioni (insegnamento, gruppi di studio…), ma realizzando una vasta connessione tra intelligenze che lavorano in rete</strong>. Il cablaggio delle reti sta dando vita a una forza emergente e vitale, in grado di raccogliere le persone e di farle pensare insieme al di là del tempo e dello spazio. I networks sociali dunque non solamente aiutano ad esprimere agli altri il proprio pensiero, ma aiutano anche a pensare insieme agli altri, elaborando riflessioni, idee, visioni della realtà.<strong>La comunicazione oggi aiuta il comunicatore a pensare insieme alle persone alle quali si rivolge</strong> grazie alla possibilità di ricevere continuamente feedback e commenti. La comunicazione è sempre un gesto che connette le persone tra di loro.</div>
<div>La rete di queste conoscenze dà vita a una forma di «intelligenza connettiva». Mons. Gerhard Ludwig Müller, oggi prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, nel novembre 2012 aveva colto lucidamente la sfida, cioè la «<span style="color: #1982d1;">responsabilità della Chiesa nella formazione di una cultura umana collettiva</span>, per la quale la società odierna, con la sua rete di connessioni internazionali – globali – fornisce del resto degli ottimi presupposti».</div>
<div></div>
<div><strong>Ecco dunque un altro pilastro portante del Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni:</strong> la conferma che la Rete come network sociale è luogo in cui si condividono conoscenza, valori e significati dentro una rete di intelligenze tra loro in relazione aperta. La Rete dunque è un luogo in cui si esprime la ricerca dell’uomo, il suo desiderio di verità e i suoi interrogativi di senso. A questa ricerca, che avviene nel mondo digitale, il Papa aveva dato una interpretazione teologica già nel Messaggio del 2011: «La verità che è Cristo, in ultima analisi, è la risposta piena e autentica a quel desiderio umano di relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazione massiccia ai vari social network».</div>
<div><strong>Coinvolgimento interattivo con le domande e i dubbi degli uomini</strong></div>
<div><strong>Il Pontefice indica i rischi già ben noti che accompagnano la ricerca dell’uomo nell’ambiente digitale:</strong> la popolarità che supera la validità; l’efficacia persuasiva che vince la logica dell’argomentazione; il rumore delle eccessive informazioni che disperde l’attenzione. E tuttavia aggiunge un rischio ulteriore, che possiamo considerare quello attualmente più insidioso: quello di conversare soltanto con coloro che già condividono le nostre visioni. <strong>E invece «dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre»</strong>. Sappiamo bene infatti che sia i social networks come Facebook, i motori di ricerca come Google o i negozi on line come Amazon, conservano le informazioni delle persone che li frequentano, e questi dati sono utilizzati per dirigere le risposte o gli aggiornamenti circa i contatti personali. Le nostre ricerche dunque non sono mai basate su criteri esclusivamente oggettivi, ma sui nostri interessi specifici. Sono orientate sul soggetto, e dunque soggetti diversi ottengono risultati differenti. Il vantaggio è immediato: arrivo subito a ciò che presumibilmente mi interessa di più perché le piattaforme digitali mi «conoscono» e mi suggeriscono che cosa possa attirarmi maggiormente.</div>
<div><strong>D’altra parte c’è un grande rischio: quello di rimanere chiusi in una sorta di «bolla» che fa da filtro a ciò che è diverso da m</strong>e, per cui io non sono più in grado di accorgermi che ci sono persone, gruppi, libri, ricerche che non corrispondono alle mie idee o che esprimono un’opinione diversa dalla mia. Quindi, alla fine, io rischio di essere circondato da un mondo di informazioni che mi somigliano, e di rimanere chiuso alla provocazione intellettuale che proviene dall’alterità e dalla differenza. Il rischio è evidente: perdere di vista la diversità, aumentare l’intolleranza, chiudersi alla novità, all’imprevisto che fuoriesce dai miei schemi relazionali o mentali. <strong>L’altro diventa per me significativo, dunque, soltanto se mi è in qualche modo simile, altrimenti non esiste.</strong> Ecco dunque che il Papa ribadisce: «Constatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello».</div>
<div><strong>Non si testimonia il Vangelo in Rete limitandosi a «inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi»,</strong> chiudendosi alle domande vere e urgenti, ai dubbi e alle sfide degli uomini d’oggi. Al contrario il Papa ribadisce la necessità di essere disponibili «nel coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del significato dell’esistenza umana». Sembrano risuonare qui le parole di Paolo VI, che nella enciclica Ecclesiam suam del 1964 si chiedeva retoricamente: «Al Concilio stesso non s’è voluto dare, e giustamente, uno scopo pastorale, tutto rivolto all’inserimento del messaggio cristiano nella circolazione di pensiero, di parole, di cultura, di costume, di tendenze dell’umanità, quale oggi vive e si agita sulla faccia della terra?<strong>Ancor prima di convertirlo, anzi per convertirlo, il mondo bisogna accostarlo e parlargli</strong>» (n. 70).</div>
<div><strong>Occorre dunque superare la logica degli steccati,</strong> delle contrapposizioni, dei gruppi chiusi e autoreferenziali che alla fine paradossalmente la Rete rischia di fomentare. E «il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede ci deve far sentire — prosegue Benedetto XVI — la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa».</div>
<div><strong>Ecco, dunque, il terzo pilastro fondante del Messaggio del Papa per la Giornata delle Comunicazioni: l’invito a non costruire isole o «ghetti»,</strong> l’appello a essere coinvolti in maniera immersiva e interattiva nei dubbi e nelle domande degli uomini di oggi, a condividere la ricerca di ogni uomo. La Rete deve essere un luogo di dialogo aperto, di riconoscimento della diversità culturale e delle differenze. La disponibilità a interagire con le istanze della contemporaneità fa sentire all’uomo di fede la necessità di pregare di più e ad approfondire meglio la conoscenza della fede. A questo invito si unisce quello ad evitare che si levino «voci dai toni troppo accesi e conflittuali» che rispondono alle logiche di una comunicazione nella quale vince chi urla di più o chi è più seduttivo. Viene evocato invece il profeta Elia che «riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo né nel terremoto o nel fuoco, ma nel sussurro di una brezza leggera (1Re 19, 11-12)».</div>
<div><strong>***</strong></div>
<div>La riflessione sulla comunicazione che la Chiesa sta portando avanti in questi anni si interroga non su tecniche e modelli, ma sulla vita dell’uomo al tempo in cui l’esperienza nell’ambiente digitale ha impatto più generale sulla percezione della realtà, di noi stessi e della nostra vita di relazione. I<strong>n particolare quest’anno il Pontefice nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni lancia l’invito a considerare come l’ambiente digitale non sia un mondo parallelo, ma sia parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. Proprio in questo ambiente di relazioni aperte si condividono conoscenza, valori e significati che esprimono la ricerca dell’uomo e i suoi interrogativi di senso.</strong> Da qui l’invito chiaro e autorevole ai cristiani a coinvolgersi in maniera autentica e interattiva con le domande e i dubbi che gli uomini esprimono nel loro cammino di ricerca della verità, che il credente riconosce in Cristo. Se anche il Papa si è unito alla conversazione che avviene via Twitter è proprio per esprimere un segno di attiva partecipazione ai dibattiti, alle discussioni e ai dialoghi degli uomini del nostro tempo che oggi sono sempre più veicolati dai networks sociali.</div>
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		<title>Roma. Una serata per riflettere sull&#8217;evoluzione del rapporto chiesa &#8211; comunicazione</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:19:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Centro Culturale San Paolo onlus di Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[Proseguono gli eventi per celebrare la Settimana della Comunicazione targata 2013. Il Centro Culturale San Paolo onlus di Roma, in collaborazione con Ucsi Lazio, ha organizzato un incontro per celebrare i 50 anni del Concilio Vaticano II e di come è cambiato il rapporto tra Chiesa e comunicazione, da allora ad oggi, in cui i [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguono gli eventi per celebrare la Settimana della Comunicazione targata 2013. Il Centro Culturale San Paolo onlus di Roma, in collaborazione con Ucsi Lazio, ha organizzato un incontro per celebrare i 50 anni del Concilio Vaticano II e di come è cambiato il rapporto tra Chiesa e comunicazione, da allora ad oggi, in cui i social network sono protagonisti. Nel corso della serata verranno proiettati filmati storici.</p>
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		<title>Cosenza si prende cura della comunicazione</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 10:43:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; in pieno svolgimento a Cosenza, presso la Libreria Paoline, la Settimana della comunicazione 2013 (10-14 maggio). Gli eventi, organizzati in stretta collaborazione con la diocesi Cosenza-Bisignano,  si succedono a ritmo quotidiano con grande partecipazione e interesse. Questa mattina è stata la volta degli studenti liceali &#8220;Lucrezia Della Valle&#8221; di Cosenza e &#8220;M.T. De Vincenti&#8221; di Rende che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in pieno svolgimento a Cosenza, presso la Libreria Paoline, la <strong>Settimana della comunicazione 2013 </strong>(10-14 maggio). Gli eventi, organizzati in stretta collaborazione con la diocesi Cosenza-Bisignano,  si succedono a ritmo quotidiano con grande partecipazione e interesse. Questa mattina è stata la volta degli studenti liceali &#8220;Lucrezia Della Valle&#8221; di Cosenza e &#8220;M.T. De Vincenti&#8221; di Rende che nel Laboratorio sulle &#8220;Reti sociali&#8221; hanno individuato gli aspetti per loro più significativi. Il tutto diventerà poi un articolo da pubblicare sul settimanale diocesano &#8220;Parola di Vita&#8221;.</p>
<p>Tra le iniziative da ricordare c&#8217;è anche la presentazione del libro di Elisa Manna &#8220;Anima e Byte&#8221; (Paoline) che ha riscosso molto interesse e apprezzamento per il &#8220;fine&#8221; argomentare dell&#8217;autrice su media valori e nuove generazioni. La Settimana della comunicazione di Cosenza, grazie a don Enzo Gabrieli, direttore dell&#8217;Ufficio diocesano delle comunicazioni, esprime sempre il coinvolgimento dei giovani redattori e fotoreporter di &#8220;Parola di vita&#8221; che partecipano agli incontri e li animano. Il tutto fa parte della sapiente cura che libraie e operatori hanno nei confronti della comunicazione sociale.</p>
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		<title>Allargare gli spazi della missione</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 17:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>settimanadellacomunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Anna Pappalardo Fsp L’uomo, che ha nel suo DNA il bisogno di entrare in relazione, scopre nuovi modi e strumenti per saziare la sua fame e la sua sete cognitiva e di rapporti umani. Oggi accoglie e perfeziona l’arte comunicativa attraverso la Rete e le sue multiformi applicazioni ed espressioni. La rete. Una nuova [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Anna Pappalardo Fsp</p>
<p>L’uomo, che ha nel suo DNA il bisogno di entrare in relazione, scopre nuovi modi e strumenti per saziare la sua fame e la sua sete cognitiva e di rapporti umani. Oggi accoglie e perfeziona l’<strong>arte comunicativa</strong> attraverso la <strong>Rete</strong> e le sue multiformi applicazioni ed espressioni.</p>
<p>La rete. Una nuova <strong>agorà</strong> per comunicare e condividere, per allargare gli orizzonti conoscitivi e spirituali, per confrontare idee, opinioni, aspirazioni, incluso il proprio credo. E’ uno spazio da abitare senza mai riempirlo, perché non ha recinti, non ha pareti; non è una grande piazza, uno stadio o un santuario. La sua dimensione è illimitata, accoglie quanti desiderano entrarvi, quanti hanno bisogno di mettersi in contatto con altre persone per dare e ricevere informazioni, per un confronto, per allargare i propri orizzonti culturali, formativi, religiosi.</p>
<p>La <strong>Chiesa</strong>, che ha ricevuto il compito di trasmettere e alimentare la<strong> fede</strong>, ha accolto  lungo i secoli le varie modalità e strumenti comunicativi, indicandone un uso intelligente e critico, a beneficio della formazione integrale dell’uomo e per trasmettere il messaggio evangelico. A partire dal <strong>Vaticano II</strong>, essa ha dedicato al tema della comunicazione importanti riflessioni e indicazioni pastorali. Negli ultimi quattro anni l’oggetto dei messaggi per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali  è stato il mondo digitale, la sua importanza in tutti i campi e i processi comunicativi. In particolare, partendo dalla riflessione sui media come strumento di evangelizzazione, ha analizzato le problematiche inerenti ai nuovi media, si è concentrata sulla persona e sulla comunicazione profonda che viene dal silenzio e dalla parola. Infine, nel messaggio di quest’anno – l’ultimo di <strong>Benedetto XVI</strong> -  ha considerato i nuovi media, in particolare le reti sociali, come luogo di dialogo, di interazione e di evangelizzazione. La rete,  luogo in cui si esprime la ricerca dell’uomo, il suo desiderio di verità, i suoi interrogativi di senso, è un ambiente vitale umano ‘da abitare’, perché lo scambio di informazioni e le connessioni che vi si stabiliscono possono diventare motivo e causa di vera comunicazione e di comunione.</p>
<p>Le reti sociali non sono appannaggio dei giovani. In essi trovano spazio persone di ogni età, cultura e religione. Ognuna ha diritto di ‘abitare la rete’, di entrare in relazione, di confrontarsi con gli altri. Il credente e l’apostolo hanno un loro posto specifico nel mondo dei media. Sono chiamati ad accompagnare, quasi a sigillare la propria comunicazione con la testimonianza di ‘scelte, preferenze, giudizi’  profondamente coerenti con il Vangelo”. Solo così le reti sociali possono dirsi ‘luogo di dialogo e di interazione’, luogo di evangelizzazione. “Avanti, <strong>Figlie di San Paolo</strong> – direbbe anche oggi il Fondatore – portate <em>la carità della verità</em>”, entrate a pieno titolo nel <strong>mondo digitale</strong>, allargate gli spazi della <strong>evangelizzazione</strong>!</p>
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		<title>Gli eventi di Avezzano: &#8220;Tana dell&#8217;odio&#8221; e &#8220;Quella notte a Efeso&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 12:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>settimanadellacomunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua, nell&#8217;ambito del Festival della Comunicazione 2013, la carrellata degli eventi. Ieri, 8 maggio, al Castello Orsini di Avezzano, è stato presentato nel pomeriggio, l&#8217;ultimo romanzo storico di Giovanni D&#8217;Alessandro. Il caporedattore del Tg3, Antimo Amore, ha intervistato l&#8217;autore de La tana dell&#8217;odio, edito, da San Paolo, costruito sulle vicende dell&#8217;ultimo orrore che ha sconvolto l&#8217;Europa appena vent&#8217;anni fa: la guerra dei Balcani. Sul [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Continua, nell&#8217;ambito del <strong>Festival della Comunicazione 2013, </strong>la carrellata degli eventi. Ieri, 8 maggio,<strong> a</strong>l <strong>Castello Orsini</strong> di <strong>Avezzano</strong>, è stato presentato nel pomeriggio, l&#8217;ultimo romanzo storico di <strong>Giovanni D&#8217;Alessandro</strong>. Il caporedattore del <strong>Tg3</strong>, <strong>Antimo Amore</strong>, ha intervistato l&#8217;autore de <em>La tana dell&#8217;odio</em>, edito, da <strong>San Paolo</strong>, costruito sulle vicende dell&#8217;ultimo orrore che ha sconvolto l&#8217;Europa appena vent&#8217;anni fa: la guerra dei Balcani.</p>
<p>Sul palco, a colloquiare con l&#8217;autore anche il giovane <strong>Antonio</strong>, detenuto nella Casa circondariale di Avezzano, che ha potuto porgere a D&#8217;Alessandro alcune domande sul protagonista Jusuf, grazie ad un permesso premio concessogli dalla Magistratura di sorveglianza. Ad animare il dibattito anche alcuni studenti del <strong>Liceo classico Torlonia</strong> di Avezzano.</p>
<p>In serata a <strong>Tagliacozzo</strong>, al <strong>Teatro Talia</strong>,  è stata messa in scena <em>Quella notte a Efeso</em>,  la lettera a Maria di don Tonino Bello. Un connubio di artisti della nostra terra che ha unito talento, professionalità e passione per lo spettacolo.</p>
<p>Le voci narranti di <strong>Stefania Evandro</strong> (<em>Teatro Lanciavicchio</em>) e <strong>Gabriele Ciaccia</strong> (<em>Teatro dei Colori</em>),  le chitarre del <strong><a id="_GPLITA_0" title="Click to Continue &gt; by Giant Savings" href="http://www.festivaldellacomunicazione.org/area-stampa/comunicati-stampa#">Trio</a> Cardoso</strong> (maestri Alessandro Giancola, Massimiliano De Foglio e Guido Ottombrino) e le percussioni del maestro <strong>Toni Vitagliani</strong> hanno dato vita ad un linguaggio alternativo dove musica, parola, immagini si interscambiavano sotto lo sguardo attento del regista, <strong>Marco De Foglio</strong>.</p>
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		<title>Italiani popolo di navigatori</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 19:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>settimanadellacomunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reti sociali]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella nostra penisola che si affaccia sul mare il termine navigare ci è da sempre familiare. Naviga chi trasporta merci da un porto all’altro o chi esercita l’antico mestiere del pescatore e cala le proprie reti per la pesca, ma naviga anche chi per andare ad esplorare terre lontane s’imbarca in enormi transatlantici da crociera [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella nostra penisola che si affaccia sul mare il termine navigare ci è da sempre familiare. Naviga chi trasporta merci da un porto all’altro o chi esercita l’antico mestiere del pescatore e cala le proprie reti per la pesca, ma naviga anche chi per andare ad esplorare terre lontane s’imbarca in enormi transatlantici da crociera che trasportano milioni di passeggeri.</p>
<p>È su questa esperienza antica del navigare che gli operatori della comunicazione moderna hanno creato specifiche piattaforme digitali che, come “transatlantici digitali”, imbarcano milioni di internauti, offrendo loro la possibilità di navigare sul vasto oceano virtuale dove è possibile interlacciare rapporti, scambiarsi varie tipologie di contenuti con persone e mondi lontani, o – come si dice in gergo – “fare rete”.</p>
<p>Le <strong>reti sociali</strong> (in inglese social network) sono una delle forme più evolute e significative di comunicazione e condivisione, perché permettono a chi si iscrive di incontrarsi, stringere nuove amicizie, scambiarsi informazioni, pareri, consigli, idee, fotografie e video. Ma, possono diventare anche una piazza e un “giocatolone” per persone sole o malintenzionate che si divertono maldestramente con contenuti poco raccomandabili.</p>
<p>I dati ci dicono che a livello mondiale utilizzano <strong>Facebook</strong>, la rete sociale più popolare, quasi un miliardo di persone, seguito da <strong>Twitter </strong>e<strong> LinkedlIn</strong>. Secondo l’ultimo rapporto Censis/Ucsi, in Italia televisione e radio restano i mezzi di comunicazione più amati. Per quanto riguarda gli altri media, se da una parte la carta stampata è in calo, dall’altra le reti sociali proseguono la loro inarrestabile crescita: ormai più di metà degli italiani è su Facebook (ovvero il 62,1% di chi naviga, contro il 49% dello scorso anno: il 41,3% della popolazione totale, con un picco del 79,7% tra i giovani). Si difende bene anche Youtube, utilizzato dal 61,7% degli italiani che accedono al Web (38,3% del totale).</p>
<p>Per questo sono tre anni che <strong>Benedetto XVI</strong> nel messaggio per la <strong>Giornata Mondiale delle Comunicazioni</strong> parla del mondo digitale che tocca in profondità la vita di tutti. E la Chiesa vuole essere lì dove sono gli uomini. Come a dire che la tecnologia non deve più essere vista come un mero strumento, ma ha che fare con la vita degli uomini e, conseguentemente, ha a che fare anche con la vita evangelica e con la vita spirituale.</p>
<p>Gesù, quando chiama gli apostoli, li invita a “diventare pescatori di uomini”. Li invita cioè a lasciare le reti da pesca e a inserirsi nella rete sociale, ad andare a due a due per le strade della Palestina ad annunciare che il Messia si era incarnato in Gesù di Nazareth, che la salvezza era arrivata e che loro ne erano stati testimoni.</p>
<p>Per il cristiano odierno la nuova Palestina è il mondo intero e le strade da frequentare sono le autostrade digitali che conducono a nuove piazze virtuali dove si possono aprire le porte della verità e della fede: «Esistono [già] reti sociali – sottolinea Benedetto XVI nel messaggio – che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede».</p>
<p><em>don Tarcisio Cesarato ssp, Massmediologo</em></p>
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		<title>16 maggio, giornata ricca di appuntamenti per Catania</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 21:16:35 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Data importante quella del <strong>16 maggio</strong>, seppure fuori dalla Settimana della Comunicazione, per la città di <strong>Catania</strong>, grazie a un duplice appuntamento. In programma presso la<strong> libreria San Paolo</strong>, il laboratorio &#8220;<strong>Il libro creativo</strong>&#8220;, realizzato in collaborazione con la Dott.ssa Maria Pina Frasca e la Dott.ssa Chiara Margani. Mentre alle ore 19 dello stesso giorno, presso La Badia Sant&#8217;Agata, si svolgerà l&#8217;incontro - dibattito sul tema della<strong> 47esima GMCS</strong>, al quale parteciperà anche l&#8217;<strong>Arcivescovo di Catanaia mons. Salvatore Gristina</strong>. Insieme a lui ne discuteranno don Walter Lobina ssp, docente di Scienze della Comunicazioni sociali e don Giuseppe Longo, direttore dell&#8217;ufficio diocesano delle comunicazioni sociali. Modera don Agatino Gugliara ssp.</p>
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		<title>Dall&#8217;informazione al crowdfunding, una panoramica sul mondo web insieme alla giornalista Elisa Storace</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 20:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>settimanadellacomunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Elisa Storace, giornalista freelance, da anni nel campo della comunicazione sociale, dottoranda alla Lumsa. Ci puoi parlare della tua tesi, Web reputation e crowdfunding, spiegandoci il perché di questa tematica? &#8220;L’idea del mio lavoro nasce da due riflessioni piuttosto banali. La prima: che la reputazione è da sempre una risorsa immateriale determinante nel successo di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elisa Storace, giornalista freelance, da anni nel campo della comunicazione sociale, dottoranda alla Lumsa. Ci puoi parlare della tua tesi, Web reputation e crowdfunding, spiegandoci il perché di questa tematica?</strong></p>
<p>&#8220;L’idea del mio lavoro nasce da due riflessioni piuttosto banali. La prima: che la reputazione è da sempre una risorsa immateriale determinante nel successo di qualsiasi impresa economica, ma che oggi conta di più. Per semplificare: in passato se un negozio non godeva di buona reputazione il passaparola negativo dei clienti, pian piano ma inesorabilmente, finiva per decretare le sorti; oggi questo “meccanismo reputazionale” è amplificato: il nostro negozio ha quasi certamente un sito internet e magari anche una pagina <strong>facebook</strong>, e comunque le persone possono parlare dei prodotti/servizi che offre anche online, sui forum e nelle chat, con un’audience molto maggiore di quanto sia mai accaduto prima d’ora. Il risultato? Che la reputazione è diventata una variabile economica fondamentale. La seconda riflessione riguarda l’accesso al credito. Chi ha provato di recente a chiedere un prestito in banca sa che si tratta di un’impresa titanica: gli istituti di credito &#8211; nonostante il nome &#8211; fanno credito solo a chi ha già una discreta disponibilità finanziaria, negandolo di fatto a tutti gli altri, “reputati” cattivi pagatori. Da queste due riflessioni, entrambe in qualche modo legate al concetto di reputazione, è nata la mia ricerca: se la rete ha dato forza all&#8217;opinione dei singoli non potrebbe modificare in qualche modo anche il “mercato della reputazione creditizia”? Non potendo ovviamente occuparmi di un ambito così vasto, il meccanismo che ho scelto di indagare è quello del <strong>crowdfunding</strong>, ovvero, letteralmente, del “finanziamento dalla folla”, cioè di quel processo di finanziamento collettivo tramite cui più persone contribuiscono, con somme di denaro di varia entità, a un progetto o a un’iniziativa in cui credono e di cui si fanno sostenitori. Un metodo di raccolta di denaro basato sulla reputazione, possibile solo grazie al <strong>web</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Il crowdfunding socialmente crea una partecipazione attiva e una nuova forma di partecipazione. Un paradosso per un mondo, come quello del web, dove le persone a volte non si conoscono nemmeno di persona, non credi?</strong></p>
<p>&#8220;In effetti questo forse è l’aspetto più interessante della questione. Se, ad esempio, vi capitaste di visitare un sito come <a href="http://www.produzionidalbasso.com/"><strong>www.produzionidalbasso.com</strong></a>, potrebbe venirvi voglia di finanziare Marco, che vi propone di aiutarlo a migliorare (con 10 euro di quota minima) il suo blog http://ammappalitalia.blogspot.it/, in cui ognuno può condividere le strade percorribili a piedi che conosce nella sua zona; idea che, come leggiamo nella sua presentazione del progetto, “nasce dalla scommessa che tutta l&#8217;Italia sia percorribile a piedi, senza macchina, senza nemmeno prende un treno o un autobus”. È molto probabile che con Marco non v’incontrerete mai, ma che vi convinciate lo stesso a “scommettere” quei 10 euro. E sul web questo basta: perché 10 euro moltiplicati per 100 persone fanno già metà della somma chiesta da Marco! In positivo, è lo stesso principio di una truffa miliardaria di qualche anno or sono: il furfante allora aveva capito che rubando per vie informatiche un solo centesimo da milioni di conti correnti il bottino sarebbe stato una cifra di tutto rispetto… un principio che, se volto al “bene”, consente, anche a chi non avrebbe sufficienti garanzie bancarie di realizzare progetti utili o creativi, proprio grazie alla “partecipazione della folla”&#8221;.</p>
<p><strong>Nella tua carriera hai spaziato per molti ruoli nel mondo della comunicazione. Oggi scrivi tanto per il web, come ti trovi? Cosa ne pensi dell&#8217;informazione attraverso internet?</strong></p>
<p>&#8220;Sarò sintetica e semplificherò molto: ne penso tutto il bene possibile. In sé internet è solo uno strumento &#8211; e quindi né buono né cattivo -, però le potenzialità che ha in sé mi sembrano straordinarie: mai prima d’ora il pubblico ha avuto la possibilità di confrontare un numero di fonti di informazione così ampio in tempo reale. E questo, almeno in generale, mi pare un bene. Dall’altro lato invece posso dirti che, da quando scrivo per il web, se non le ho avute direttamente nel corso di un’intervista (ma anche in quel caso) verifico fonti, citazioni e dati con molta più attenzione: un quotidiano cartaceo la sera si butta, mentre sul web un errore o un’incongruenza rimangono e sono molto più facili da verificare… e anche questo mi pare una cosa buona&#8221;.</p>
<p><strong>Siamo appena entrati nella Settimana della Comunicazione 2013, che sfocerà nella 47esima GMCS. Cosa ne pensi delle reti sociali per la trasmissione della fede?</strong></p>
<p>&#8220;Il sottotitolo della mia tesi di dottorato è: <em>Una piattaforma di fundraising per il Progetto Policoro</em>. Un progetto, quello cui fa riferimento, ideato &#8211; con meraviglioso sguardo profetico &#8211; diciotto anni fa da <strong>Chiesa Cattolica Italiana</strong>, per favorire l’imprenditoria giovanile e la formazione umana e professionale delle nuove generazioni, soprattutto delle regioni del Sud ma non solo. Un progetto con un impianto ecclesiale fortissimo che ha già dato molti frutti, ma che io non conoscevo e che mi ha incuriosito appena ne ho sentito parlare. Così ho pensato: e se, in questo periodo di crisi, si potesse mettere in campo anche il crowdfunding per finanziare <strong>Policoro</strong>? La fede è un argomento grande e io non mi sento all’altezza di parlarne, ma, se la fede può essere comunicata anche attraverso le opere, forse anche le reti sociali possono essere d’aiuto&#8221;!</p>
<p><em>di Francesca Baldini </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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